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Il riciclo emozionale di Martino Gamper a Milano

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Inaugura oggi alla Triennale di Milano una mostra dedicata al designer altoatesino Martino Gamper. La cura è di Silvana Annicchiarico e le sorprese sono tante, visibili da oggi fino all'8 di novembre. Molti infatti gli interessanti progetti realizzati appositamente per la mostra, come la arcobalenissima libreria battezzata Arco della Pace o un ironico tappeto un po' alla Dogville, come ci racconta la curatrice della mostra. Nato a Merano dove ha svolto gli studi da falegname e lavorato come apprendista, è poi approdato al corso di scultura dell’Accademia di Belle Arti di Vienna, tenuto da Pistoletto e al Royal College of Art. Nel 2000 ha avviato a Londra il proprio studio e da qualche anno è esploso alla ribalta internazionale grazie soprattutto alla sua capacità radicata nel fare e che riutilizza materiali di scarto, raccogliendo vecchi mobili. Ognuna delle parti in causa scelte sembra avere una storia da raccontare che, evidentemente, è più interessante del generarne una nuova dal nulla. Si è imposto nel mondo del design in maniera prorompente sia dal punto di vista teorico che della prassi progettuale. E' possibile ricondurre il suo lavoro a tre filoni di ricerca, anche se con gran fatica vista la forte componente istintiva che li caratterizza. La carica che scaturisce dal suo lavoro è infatti legata alla velocità nell'associazione d'idee che trapela da ogni suo pezzo e che lo porta ad assemblare tra di loro sedute già presenti nella memoria collettiva con altre sconosciute. Tre dunque gli elementi riconducibili: l'attenzione verso i materiali di scarto e gli spazi sotto-sfruttati; le abitudini comunitarie del riciclo e del lavoro collettivo e la ricerca sulla manipolazione degli angoli. La sedia ha poi senza dubbio un ruolo di primo piano: del 2007 è la prima uscita della sua mostra 100 Chairs in 100 Days con cui ha allestito a Londra i due piani di una casa vittoriana a South Kensington. Ogni pezzo un collage spontaneamente assemblato da una raccolta di sedie usate: il confronto tra alcune sedute iconiche del 20simo secolo è diretto e stimolante. Uno dei suoi motti è "la sedia perfetta non esiste” e tra qualche mese sarà curioso capirne il perché visto che approderanno anche alla Triennale con una mostra a lui dedicata. Nel 2007 è invitato ad ArtBasel tra i "sette progettisti del futuro" e si propone con una vera e propria provocazione intitolata 'Se solò Gio sapesse', dove Giò sta per Giò Ponti e le componenti in causa i mobili progettati dall'architetto italiano negli anni sessanta per l'Hotel Parco dei Principi di Sorrento, riassemblate da Gamper seguendo l'intuizione del momento. Nina Yashar, fondatrice della galleria Nilufar di Milano che ha l'esclusiva sui suoi pezzi e che spesso ne ospita e supporta il lavoro, ci racconta come "le sue performance siano un equilibrio tra design e arte basato su una forte astrazione concettuale. La sua energia è completamente nuova, capace di smontare il DNA di un grande designer e reinterpretarlo con la stessa empatia, ottenendo spesso qualcosa in più”. Il senso d’identità che lo caratterizza è incredibilmente forte e sicuramente l’evoluzione del suo approccio progettuale ed il suo saper cogliere le opportunità interessanti nel seguire sentieri fecondi, non potrà che essere di grande stimolo nel delineare uno dei percorsi del design del futuro.

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