Lo scambio interattivo
Il Pecha Kucha è soprattutto una grande occasione per conoscere meglio progetti interessanti di persone sparse per il mondo. E’ quello che è successo a noi durante il primo PKN milanese, quando il lavoro di Daan Roosegaarde ci ha piacevolmente rapiti. Giovane olandese non ancora trentenne, un po’ scultore un po’ designer, che già nella vita pare aver sedimentato tanto da concepire progetti che esplorano con grande coerenza gli equilibri tra arte, tecnologia e corpo umano.
La componente umana e l'interazione con il pubblico gli aspetti entusiasmanti della sua ricerca. Più un progetto prende simbolicamente vita, più si avvicina al suo obiettivo. E da qui la connessione presente anche nei nomi di battesimo che utilizza per i progetti, riferendosi sempre a qualcosa di fisico, spesso la natura, e di virtuale, con l'upgrade. La sfida è quella di progettare un nuovo linguaggio di comunicazione. Protagonista assoluto il processo creativo con tutte le sue dinamiche, dal disegno alla costruzione.
Interessante il dialogo che s’innesta tra la scultura che cerca di re-inventare la propria grammatica e lo spazio personale ed umano d’intervento. Un’espressione artistica che interagisce con l'osservatore il quale diventa a sua volta protagonista dell'evoluzione in tempo reale dell’opera stessa.
4D-Pixel è un'interfaccia uomo-macchina che reagisce al rumore, alla voce o alla musica come un display 4d. Un muro che modifica la propria superficie tramite pixel tridimensionali che reagiscono alle frequenze sonore, idealmente fondendo il corpo e la macchina. Un passo avanti verso un’architettura decisamente più emotiva. ”La bellezza di 4D-Pixel risiede nella sua adattabile apparenza. Può essere aggressiva o sensuale, ma sempre in stretta relazione al comportamento del suo contesto”.
Wind 3.0 è un oggetto sensibile in cui dei ventilatori appesi ad una parete reagiscono alla voce ed al movimento, mettendo in moto centinaia di fibre che seguono il visitatore.
Flow 5.0, esposto alla Triennale di Ljubljana, è una parete scultorea di venti metri composta da ventilatori che interagiscono con l'ambiente circostante. Un vero e proprio percorso sensoriale attraverso un corridoio di piccole ventole, quelle solitamente installate nei computer che, qui affiancate ed azionate da sensori, si attivano ad ogni piccolo movimento o suono. Muovendosi il visitatore entra in dinamica e reciproca relazione con la scultura, lo spazio in cui è inserita e la tecnologia.
Flessibilità ed utilità sono altri due degli ingredienti ricercati dal giovane Roosegaarde. Un'opera come Flow 5.0 potrebbe, nella sua concezione, essere perfettamente integrata in ambienti con problemi di alte temperature e di cattiva ventilazione e ad azionarla sarebbe proprio il movimento delle persone.
Dune 4.0: un territorio interattivo, un paesaggio di fibre reattive e luminose attraverso cui camminare.
Il lavoro reagisce al suono ed al movimento. In accordo con questi input, il software regola e innesca diversi atteggiamenti, muovendosi velocemente se lo farà il suo interlocutore e viceversa. Producendo una propria personale attività, il progetto seduce lo spettatore coinvolgendolo. Il visitatore diventa un performer essenziale per l’identità del lavoro.
Daan Roosegaarde.
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Questa ricerca è finalmente, realmente, contemporanea. O meglio, qualcosa di già visto, certo, ma almeno visto poco. Sta diventando una piacevole tendenza, questa del post-human artistico, che velocemente, un pò con i così detti transarchitetti, un pò tramite altre correnti, si stanno allargando anche all'architettura...
Scritto da: PEJA | 26/02/08 at 20:18
Contenti che t'interessi...è una diramazione molto affascinante soprattutto per le contaminzioni interdisciplinari che porta con sè e per lo sguardo veramente rivolto verso il futuro! Lavorando con Kas Oosterhuis ci si era aperta la mente in questa direzione. La realtà italiana purtroppo è ben diversa...
Scritto da: aquilialberg | 27/02/08 at 19:51
Ora che so che hai lavorato da ONL vi leggerò con più piacere! Ad ogni modo il fatto che in Italia sia "per forza" tutto un'altro mondo, è un pò un luogo comune: credo che sia da fare dell'ostracismo, anche in maniera capillare, alle correnti che bloccano la crescita, unendosi in network, pubblicizzandosi a vicenda... E poi, la realtà della rete dovrebbe permetterci di poter uscire allo scoperto in tutta la potenza che si vuole, non ci sono limiti se no culturali (o tecnici, ma questo è un limite del singolo). Forse è un pò un discorso adolescienziale, ma daltro canto gettare la spugna lo è altrettanto, no? ;)
Scritto da: PEJA | 02/03/08 at 18:55
E' vero che è un luogo comune, è vero però anche che rispecchia la triste realtà. Ma questo ovviamente (almeno secondo noi) è solo un punto di partenza (inevitabile) per contribuire in qualsiasi modo a sbloccare le cose. Ecco il motivo per cui abbiamo deciso di rientrare in Italia anzichè iniziare una nostra attività nel più 'comodo' ed aperto estero. La rete, per la libertà di parola che offre, è una grande opportunità democratica...peccato che non siano altrettanto virtuali e lungimiranti i committenti!!!!!!
Scritto da: aquilialberg | 04/03/08 at 22:22