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Triennale Design Museum Milano

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Italo Rota_Exhibition design

   

Milano finalmente inaugura il suo Design Museum. In un momento di grande fermento nell’uso ed abuso della parola design, forse è proprio il momento giusto perché la città faccia un po’ di chiarezza sul suo significato.

Il punto di vista italiano sul design ‘italiano’. Un obiettivo sicuramente ambizioso ma i presupposti sembrano esserne all’altezza. Il concept scelto per renderlo tangibile è più che mai azzeccato: i suoi punti di forza sono la dinamicità e la continua evoluzione nel tempo. Sarà finalmente un perfetto connubio nel dibattito tra contenuto e contenitore? Ad essere rinnovati ogni anno saranno l’allestimento principale ed il tema chiave. Accattivante l’idea di raccontare il design attraverso la scelta di oggetti risalenti a molto prima della rivoluzione industriale, in una storia per molti versi alternativa ed autonoma rispetto a quella dell’architettura e della storia dell’arte.

Design non ghettizzato riduttivamente ad un exurcus cronologico di oggetti e di stili, ma parte di un racconto vibrante dove s’intrecciano discipline, vicende, religione, economia, filosofia, pensieri, politica. Del resto il design fornisce da sempre informazioni culturali ed antropologiche preziose per la comprensione della storia italiana, uno specchio storico-economico attraverso prodotti che nel corso del tempo hanno riscosso il favore del pubblico decretando il successo di personaggi ed aziende.

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Italo Rota_Exhibition design

   

Interessanti i 150 schermi che dovrebbero visualizzare tutto ciò con cui Triennale è connessa: sedi nel mondo ma anche collezioni custodite da enti privati o archivi aziendali, in una sorta di adozione a distanza.

Il progetto architettonico di restauro ed adeguamento del Museo è di Michele De Lucchi. In un approccio filologico attento e delicato, l’accesso segna il dialogo rispettoso ma innovativo con l’edificio esistente: un ponte di bamboo posato in opera che attribuisce al Museo una propria identità pur rimanendo al contempo all’interno della Triennale stessa. A coronamento del tutto un teatro agorà, luogo permanente destinato al dibattito, ai convegni, alle presentazioni, eventi e performance.

La sfida è quella di far tornare il visitatore almeno due volte l’anno. L’approccio è quello emozionale di un museo mutante, dinamico, capace di rinnovarsi e di offrirsi con visioni sempre nuove. Un racconto aperto a diverse chiavi di lettura che interpreta la storia del design italiano. Per la prima edizione il tema è proprio “Che cos’è il design italiano?”. A metterlo in scena, l’allestimento dell’architetto Italo Rota e del regista inglese Peter Greenaway in un percorso filmico-architettonico visionario. Interdisciplinarietà dunque presente con un primo sguardo verso il cinema: coinvolti anche 7 registi italiani che interpretano in altrettanti cortometraggi le ‘ossessioni’ del design Italiano.

La collezione permanente come base da cui attingere aggiungendo ‘pezzi’ a seconda del concept del momento e ad approfondirli uno spazio con mostre minori dove alcune sfaccettature sono affidate ogni 3 mesi ad un curatore diverso.

Curioso, che proprio nel centenario della nascita di Bruno Munari, grande sostenitore della creatività raccontata divertendo, prenda vita un museo così interattivo del quale sarebbe sicuramente entusiasta.

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