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Metamorfosi di un aspirapolvere…

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Ovvero un racconto intriso di contaminazioni interdisciplinari, l’entusiasmante spettacolo a cui abbiamo assistito sulla passerella parigina per la Spring and Summer Collection 2008 che Issey Miyake ha quest’anno battezzato ‘The wind’. Passare da un aspirapolvere ad un vestito sembrerebbe un’impresa quanto meno ardua. A renderla invece possibile, la collaborazione di due tra le menti più creative ed innovative dei nostri giorni: Dai Fujiwara e James Dyson.

   

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Foto di Frederique Dumoulin

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Il primo firma la collezione di Issey Miyake per cui lavora dal 1994. Dal 2006 ne è Creative Director. Il secondo è l’inventore illuminato di un aspirapolvere eco-friendly che utilizza la tecnologia ciclonica dell’aspirazione continua e senza sacchetto. Oggetto ormai di culto, è esposto al Centre Pompidou ed al MoMa di New York. Chairman del London Design Museum per 5 anni, è attualmente membro del design boards del Royal College of Art e del MAK di Vienna. Nel 2002 ha dato vita alla James Dyson Foundation, organizzazione no profit fondata a scopo educativo per trasmettere e stimolare nei giovani designers la sua passione per la progettazione ingegneristica.

L’apice della collaborazione tra Issey Miyake e Dai Fujiwara è il pluripremiato sistema ‘A-POC’, acronimo di “A Piece of Cloth” dove i singoli abiti sono il risultato di un processo brevettato: si parte da un codice binario e da una macchina tessile computerizzata per finire col produrre un lungo tessuto tubolare che racchiude in sé un intero guardaroba, adattabile in lunghezza al cliente.

L’idea di Fujiwara stavolta è quella di approfondire la ricerca sul vento prendendo spunto dalle avveneristiche macchine scaturite con lunga e sofferta ricerca dalla mente geniale di Dyson. Le ha quindi letteralmente smontate in tutti i suoi componenti che ha poi trasformato in segni dal forte dinamismo grafico che caratterizzano e plasmano scultoreamente i vestiti, facendoli dialogare magnificamente con il resto della collezione.

In comune hanno ‘la stessa passione per il design, la tecnologia e la ricerca con tutti i rischi che comporta’.

   

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Foto di Frederique Dumoulin

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La scenografia della sfilata s’ispira ad una galleria del vento, animata però da grandi tentacoli gialli controllati manualmente al ritmo di musiche incantate, che seguono inondando di vento modelli e modelle, quasi prendendo vita. Grazie al coinvolgimento diretto di Dai Fujiwara, insieme sono giunti ad una fusione interessante di materiali e concetti tanto diversi tra loro. Gli abiti-aspirapolvere, gonfi, accessoriati e dall’incontenibile fantasia, fanno pensare ad una versione romantica delle tute da astronauta, così seducenti e futuribili, segni in trasformazione, architetture tessili, tecnologie che interagiscono con il corpo.

Chi è l’inventore, chi lo stilista, chi lo scenografo e chi il designer?

Secondo James in passato abbiamo tendenzialmente etichettato le persone anziché interessarci alla flessibilità ed alla crescita reciproca attraverso lo scambio.

Di sicuro la cosa che emerge è che queste due menti si sono divertite moltissimo generando oggetti che travalicano indiscutibilmente il limite tra le professionalità.

   

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