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COOP HIMMELB(L)AU, i costruttori del cielo

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Akron Art Museum – Ohio

                

Era il 1988 quando Philip Johnson e Mark Wigley curarono la mostra "Deconstructivist Architecture" al MoMA di New York.

7 furono gli architetti invitati: Peter Eisenman, Frank Gehry, Zaha Hadid, Rem Koolhaas, Daniel Libeskind, Bernard Tschumi e i COOP HIMMELB(L)AU.

Nati nel sessantotto quando, con il preciso intento di diventare I Rolling Stones dell’Architettura (la pubblicazione di “Get off of my Cloud” ne è una chiara citazione), dedicano il battesimo del loro ufficio, Cooperativa del cielo blu, al loro più alto ideale che da allora non hanno mai smesso di perseguire: progettare edifici versatili, mutevoli ed emozionanti come le nuvole. Negli anni novanta, dopo aver raggiunto in larga parte quest’obiettivo, oltrepassano le nuvole ponendosi al di là del blu (blau) e trasponendo ovviamente questa lieve ma significativa modifica alla rotta di pensiero che si riflette anche nel loro nome, chiudendo la L tra parentesi e trasformandosi in Himmelbau, ovvero Costruttori del cielo. 

A breve l’inaugurazione del loro Akron Art Museum prevista per il 15 luglio in Ohio e la BMW Welt di Monaco, anch’essa prevista per quest’estate ma con data ancora da definirsi. Il 12 dicembre invece verrà inaugurata la loro mostra intitolata “Beyond the blue” al MAK di Vienna (ricordiamo la Free Admission on Saturdays!).

Purtroppo all’oggi ancora poco conosciuti (rare le pubblicazioni, “Get off of my Cloud” la più recente) forse a causa della carenza di lungimiranza, a noi basterebbero i loro progetti più datati a convincerci della loro complessa ed affascinante poetica architettonica ricca di contagiose contaminazioni.

    

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BMW Welt – Monaco

    

Si affidano ad una progettualità quasi istintiva che sfrutta il subconscio quale strumento che, a loro avviso, permette di non rimanere vincolati ed intrappolati ai clichè e di liberarsi dalla pressione dell’idea precostituita di spazio che si ha nel proprio bagaglio culturale, sfidano con le loro architetture le leggi della gravità di Newton.

L’assenza del piano terra e l’annullamento del concetto primordiale di proprietà del suolo che viene invece restituito così alla proprietà pubblica, è uno dei punti saldi del loro pensiero architettonico in continuità con la politica iniziata dal Modernismo.

Concepiscono l’architettura quale urban transitor in grado di trasformare lo spazio privato in pubblico, restituendo luoghi comunitari alle città e contribuendo a scongiurare la privatizzazione così oggigiorno dilagante delle metropoli. La tendenza sempre più diffusa, per sopperire la mancanza di denaro, alla vendita dei terreni ad investitori privati che poco oculatamente tendono a sfruttarli agli estremi delle loro potenzialità, porterà ben presto alla riduzione ai minimi termini degli spazi pubblici. Da qui il loro perseguire il concetto della sottrazione del piano terra degli edifici per restituirlo ad una più democratica fruizione pubblica: lobbies che diventano parchi accessibili a tutti, halls che diventano piazze e tetti usufruibili, così come avveniva nelle agorà dove i templi erano anche luoghi di mercato e di assemblee.

E’ l’idea di spazio pubblico in generale ad essere da loro ripensata attraverso nuove e rivoluzionarie strategie che non sminuiscono però il valore monetizzabile di un edificio privato ma, al contrario, ne incrementano nel tempo la rendita aumentandone di gran lunga la fruizione e conseguentemente, la notorietà. Fortemente legati al loro sogno architettonico dove le sensazioni a plasmano l’immaginario della nostra percezione, ci restituiscono progetti che invitano apertamente in un incontro in cui le differenze e le molteplicità divengono il cuore pulsante. Ovviamente ‘sotto il segno di una grande nuvola’.

    

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BMW Welt – Monaco (under construction)